Gli autori, senza giri di parole, hanno risposto che anzitutto dovrebbero astenersi dal farlo le aziende o liberi professionisti che hanno qualcosa da nascondere, che sanno quindi di non poter puntare sulla sincerità e lealtà quali punti di forza. E' certo una considerazione forte che mi porta a riflettere su altre questioni...se così fosse, quindi, ci troviamo di fronte, forse per la prima volta, ad uno strumento che consente al consumatore di vederci chiaro, di premiare attraverso il contributo e il passaparola le aziende più meritevoli, e quindi indirettamente di passare da un modello economico "oligarchico" ad uno "meritocratico". Il blogging sembra non ammettere raggiri o falsità (è ormai noto a tutti il caso di Mazda o Vichy); accoglierlo significa condividerne le regole di fondo: trasparenza e sincerità. La blogosfera, dai tanti occhi vigili e attenti, ha il potere di incidere sulle aziende in modo positivo a patto che la si rispetti; del resto è proprio questo il presupposto su cui si fonda la comunicazione vera, e purtroppo non sempre quella reale :)
Ovviamente, sottolineo, la risposta degli autori è molto più articolata. Prendono infatti in considerazione altre variabili, fra cui in primo luogo la cultura propria di un'azienda e del contesto in cui è inserita. Alcuni Paesi sono infatti più propensi ad un'apertura mentale e quindi ad esporsi maggiormente, altri invece, di cultura più restrittiva stentano ad affidarsi a nuove opportunità per comunicare.
In riferimento a ciò segnalo il post di Luca De Biase (anche se i trackback su nòva100 non funzionano :( )
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